
Un fulmine spezzò in due il buio di quella notte. L'uomo fermo, immobile, nella sua auto, guardava fisso davanti a sé. Con lo sguardo vitreo e le mani strette al volante che le nocche quasi sembravano uscire dalla pelle tesa allo spasmo. Lei era là, accanto a lui. Con un sorriso appena accennato sulle labbra rosse come sangue. Come il sangue che la eccitava tanto... come il sangue dell'uomo riverso a terra agonizzante. Era riuscita ad ottenere ciò per cui era venuta. Scorgevo nel verde dei suoi occhi il luccichio della vittoria. L'uomo che le era accanto continuava a restare fermo incurante della presenza al suo fianco, come ipnotizzato dal corpo steso a pochi metri sull'asfalto bagnato.
Invano avevo cercato di scuoterlo, di farlo scendere dall'auto a prestare soccorso alla sua vittima. Pregandolo, supplicandolo, ma si era fatto trascinare dalla voluttuosità di "quell'essere". Avevo capito di aver perso quando lei, abbandonando il veicolo e il suo guidatore, mi si era avvicinata. Lentamente, con sguardo di sfida, aveva lasciato che il suo corpo sfiorasse il mio. Sentii come un brivido pervadermi lungo tutto il mio essere, quando, preso il mio viso tra le mani, aveva posato la sua bocca sulla mia. Lo sfregio finale! Una lacrima segnò il mio viso pensando all'uomo che stava per lasciare in mezzo ad una strada buia la propria vita. Alle persone che l'amavano e che lo stavano aspettando. Al suo bambino di tre mesi che non avrebbe mai ricordato il profumo dell'uomo che lo aveva generato. Prima che la sua bocca abbandonasse la mia, la lacrima che era scivolata via bagnò le sue labbra. Si discostò da me come se si fosse "scottata". I suoi occhi si fermarono nei miei, come a voler cercare una risposta a quella sensazione. Allungò la mano ad asciugarmi il viso. Nel suo sguardo si era spenta la luce perversa e ora appariva smarrita, quasi indifesa, come una bambina.
- Vai...- mormorò.
Abbassai lo sguardo sui suoi occhi, le sue labbra, la sua figura nera mimetizzata dalla notte. Mi allontanai quasi riluttante da lei e mi accostai al corpo dell'uomo sanguinante. Le mie ali l'avvolsero nella calda Luce della speranza, della misericordia, dell'amore. Lentamente ritornò alla vita. In quello stesso istante, l'uomo in auto si lanciò fuori, come risvegliatosi di colpo. Si inginocchiò accanto all'uomo sull'asfalto tastandogli il polso maldestramente mentre, freneticamente, componeva i numeri del pronto soccorso. Non avevo avuto bisogno di vedere altro per capire... il mio spirito si rasserenò.
Lei... era ancora ferma sul ciglio della strada a guardare la scena. Avvicinandomi, ad ogni passo, sentivo qualcosa scuotermi dentro. Desideravo sentirla di nuovo vicina, sentire ancora il sapore delle sue labbra, la morbida carezza della sua pelle...
Quale oscuro inganno aveva prodotto in me? Quale sortilegio si era impossessato della mia anima, al punto da non discernere che lei... lei era il male?

Un rumore sordo mi bloccò. Ambedue ci guardammo spaventati, la terra intorno a noi crepò d'improvviso separandosi completamente come a volerci allontanare l'uno dall'altra. La terra sotto di me si innalzò d'un colpo trasportandomi su e ancora più su, sul ciglio del dirupo creatosi intorno. Fuoco incandescente si alzò dalla crepa, fumo e odore di zolfo arrivarano fino a me, mi sentii soffocare. LUI, il principe del MALE aveva abbandonato il regno degli inferi, avvolto da una foschia di tenebra dalla quale solo il ghigno sadico si riusciva ad indovinare. I suoi occhi iniettati di odio e sangue erano puntati su di lei, lo percepivo. Come percepivo il pericolo incombente, il dolore per il male che le avrebbe fatto. I suoi artigli la ghermirono, stringendo il suo delicato corpo con violenza. Una senzazione che non avevo mai provato prima di allora, mi investì in tutta la sua brutalità. Non volevo la toccasse, lei era mia! Mi apparteneva, la desideravo... divenni come cieco, sordo a tutto il resto, quello che volevo era solo lei! - Fermati!- Urlai al Demonio in persona.
Quegli occhi malefici si volsero verso di me con la furia di un animale feroce mandando lampi di collera. Il sorriso sul suo volto era più spaventoso del suo sguardo!
- Come osi rivolgerti a me?- la sua voce tuonava nel silenzio oppressivo della notte. Lei, ancora presa dalle spirali della sua stretta, volse i suoi occhi disperati verso di me. Non potevo permettere che pagasse per aver salvato la vita di un essere umano!
- Lasciala andare. Ti prego!- la sua risata rieccheggiò tutt'intorno, scuotendo gli alberi e la terra intorno. Dal dirupo su cui ero stato posto si staccarono pezzi di roccia che caddero nelle profondità della crepa, non riuscii a sentirne il rumore!
- Tu... preghi ME? Prega il tuo dio angelo, semmai fosse disposto ad ascoltarti! - Fece una pausa poi con voce tagliente continuò: - Cosa vuoi?-
"Voglio lei!" un pensiero urlato, silente, senza rumore. Un pensiero che mi stava divorando l'anima, il cuore e che mi percuoteva il corpo.
Di nuovo la sua risata sadica, irruppe nei miei pensieri, si avvicinò a me come strisciando.
- Tu angelo stai diventando un miserabile umano. E stai conoscendo quelle che gli uomini chiamano emozioni, quelle stesse che tormentano il corpo e dannano l'anima! E' lei che vuoi?-
i suoi artigli si aprirono sul baratro, lei lanciò un urlo disperato mentre scivolava lentamente. Cercò di aggrapparsi con tutte le sue forze alla crudeltà di quell'essere immondo. Stava quasi per cadere quando lui richiuse il pugno e l'afferrò in un gioco sadico che avrebbe protratto il più a lungo possibile per il gusto di godere della nostra sofferenza. Se ne nutriva come un avvoltoio si nutre di carcasse, assaporando attimo per attimo, succhiando sangue e paura.
- Ti faccio una proposta...- Mi disse il Diavolo avvicinandosi ancora, sentivo l'odore di zolfo emanare dalle viscere del suo corpo. - Lei... in cambio della TUA anima!-
-No! - Urlò lei con tutto il fiato che le era rimasto.
Il Principe del Male taceva aspettando una mia risposta. Sapeva che la volevo che la desideravo che il mio essere era come impazzito dalla voglia di possederla.
- Accetto!-
Un lampo illuminò la scena per un breve attimo. Il demone che mi stava d'innanzi mi apparve in tutto il suo disgustoso aspetto. Allungò il suo artiglio deforme e lasciò andare tra le mie braccia il suo corpo esanime. - Vedi, mio biasimevole angelo... quello che non hai capito e non capiranno mai gli Uomini è che l'amore è un inganno! Ha reso libera lei e imprigionato te, ma entrambi siete perduti!-
Strinsi il corpo di lei a me e mentre l'accarezzavo dolcemente, vidi le mie ali tingersi di nero per poi confondersi per sempre al buio di quella notte.