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venerdì 14 febbraio 2014

L'Amore di un Ricordo

E poi all'improvviso arriva quel momento in cui capisci che sei fuori da tutto! 
Significa che sei fuori dalla vita, dai suoi intrecci, da quello che hanno tutti gli altri... un abbraccio, una carezza, un bacio. E ti senti così fragile che tieni a distanza tutto e tutti per paura che un niente ti mandi in mille pezzi. E questa voglia di crollare, di cadere in mille pezzi e lasciare che qualcuno li raccolga e con pazienza e amore li rimetta insieme e ne abbia cura ma, poi non crolli, non lo fai perché hai paura di restare lì sul selciato tra l'indifferenza di tutti. Io non amo, non lo so più fare... non so più amare nient'altri se non me stessa e non v'è egoismo in questa forma di auto amore ma, tutto il vuoto che lascia troppo amore regalato a chi non l'ha mai voluto, non da me almeno. L'ironia sta nel fatto che per anni ho mendicato attenzioni e affetto, un abbraccio, una parola di conforto, una pacca sulla spalla... e oggi che ho tutto questo, non riesco a sentirlo. Troppi strati di diffidenza, troppi strati di "adesso basta". La vita senza amore continua va avanti, senza troppi drammi, senza scossoni, un viaggio in rettilineo senza mai una curva... senza paesaggi mozzafiato che non hanno né alba né tramonto. Un viaggio senza emozioni. Ma, giusto perché si sappia, va avanti e ci si riesce anche a vivere quando ti rassegni alla rassegnazione, ci ho messo undici anni ma ce l'ho fatta! Ho chiuso il passato in un baule e l'ho gettato sul fondo del mare così da essere sicura che qualora mi venisse in testa di andare a riprendermelo, non lo potrei più fare. Perché è come essere ammalati e passare da momenti di tranquillità a momenti di delirio... c'è una parte di te anestetizzata che continua la sua vita normalmente, poi arriva, trasportata dal vento una strana sensazione e comincia il delirio; l'ansia, il panico di aver perso qualcosa di importante e di non poterlo mai più recuperare, il cuore che si gonfia, il respiro che si assottiglia a stringerti la gola, il vuoto che si espande dentro come il  gelo di una notte di inverno scende tra le strade deserte. Il pianto disperato, come se tutto fosse accaduto ieri e non in una vita precedente che non era la tua che non ti apparteneva, spettatore inerme di un destino non tuo ma che per qualche arcano motivo ti trascina tra le pieghe dei suoi ricordi. E ogni attimo torna, ogni sguardo, ogni sorriso, ogni gesto, ogni parola. E ti travolge perché è più forte di te è un onda nel mare in tempesta che ti trascina via, ti sommerge e poi ti rilascia nudo sulla spiaggia. Spogliato di tutta la tua bella razionalità, di tutta la tua bella, sfolgorante armatura di indifferenza. 
Non posso più amare, non sono in grado di farlo perché non ho mai smesso di Amarti è non so se è magia o maledizione se invocare Dio o tutti i demoni di questo mondo per toglierti dall'anima ma, so che se me lo chiedessero... bramerei l'inferno pur di starti accanto ancora una volta.  

mercoledì 12 febbraio 2014

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